C’è un momento preciso in cui capisci che i piccioni sul balcone non sono più “solo un fastidio”, ma una piccola invasione quotidiana: ti affacci per prendere aria e trovi piume, impronte, e quella sensazione di sporco che non se ne va. Io ci sono arrivata così, e la cosa sorprendente è che a farmi cambiare rotta non è stato un prodotto miracoloso, ma i consigli di mia nonna, semplici, testati, e incredibilmente efficaci.
Perché questa frase funziona così bene (e perché la usiamo spesso)
Dire “grazie ai consigli di mia nonna mi sono liberata dei piccioni” è quasi un modo affettuoso per raccontare una vittoria domestica. È un’espressione che richiama la saggezza popolare, quella fatta di gesti piccoli, odori, abitudini, e soprattutto costanza. Di solito sottintende tre cose:
- hai evitato metodi aggressivi
- hai speso poco, o quasi nulla
- hai risolto con un approccio naturale, di quelli che “funzionano davvero”
Ed è proprio qui che ho iniziato anch’io: non cercavo guerra, cercavo un balcone vivibile.
La prima regola della nonna: rendi il balcone “poco interessante”
Il punto, mi ha detto, non è inseguire i piccioni, ma togliere loro i motivi per tornare. I piccioni sono abitudinari: se trovano appoggio, riparo e un posto tranquillo, lo eleggono a casa.
Quindi la base è la pulizia regolare. Non è la parte più divertente, ma è quella che cambia il gioco:
- rimuovi ogni residuo e controlla gli angoli dove potrebbero iniziare un nido
- pulisci appena puoi, perché l’odore li “conferma” nel posto
- non lasciare ciotole d’acqua o briciole vicino ai vasi
E sì, quando pulisci, meglio guanti e mascherina: il guano non è solo sgradevole, può essere irritante e va gestito con attenzione.
Spezie e odori: il trucco più semplice (e più sottovalutato)
Qui mia nonna è stata chiarissima: “Se a te dà fastidio un odore, immagina loro”. In pratica, i profumi forti creano una zona che i piccioni preferiscono evitare.
Quello che ho provato con più costanza:
- peperoncino o pepe di Cayenna (una spolverata vicino ai punti di appoggio, da rinnovare dopo pioggia o vento)
- cannella (più delicata per noi, ma fastidiosa per molti volatili)
Un dettaglio importante che ho imparato strada facendo: evita di esagerare. L’obiettivo è dissuadere, non creare polveri che possono finire ovunque.
Piante aromatiche: profumo per te, “no grazie” per loro
Questo è stato il passaggio che mi ha fatto dire: “Ok, adesso il balcone è mio”. Le piante aromatiche non sono solo belle, sono un segnale costante.
Le più utili, anche perché resistono bene:
- menta
- lavanda
- rosmarino
- basilico (se hai luce e lo curi un minimo)
Non è magia istantanea, ma è un modo elegante di cambiare l’atmosfera. E, cosa non secondaria, il balcone diventa più curato, quindi ti viene anche più voglia di tenerlo pulito.
Riflessi e movimento: il “teatro” che li manda in confusione
Qui si entra nel capitolo più scenografico. I piccioni odiano le sorprese visive e sonore. Mia nonna lo chiamava “fare un po’ di confusione controllata”.
Le soluzioni più pratiche:
- vecchi CD appesi con uno spago
- nastri riflettenti o strisce di alluminio
- piccole girandole mosse dal vento
Funzionano meglio se li sposti ogni tanto: se l’oggetto è sempre uguale, loro si abituano.
Quando serve un livello in più: protezioni e dissuasori
Se la presenza è intensa o se hai già nidi in corso, i rimedi della nonna possono diventare la “prima linea”, ma serve una protezione stabile. In questi casi, le opzioni più risolutive sono:
- reti protettive installate in modo ordinato
- dissuasori meccanici sui punti di appoggio (senza far male agli animali)
L’idea è sempre la stessa: rendere impossibile sostare, senza ferire.
Il risultato (e la lezione che mi è rimasta)
Dopo qualche settimana di costanza, la differenza è stata netta: meno visite, meno tentativi, e soprattutto niente più “routine” dei piccioni. E la cosa che mi ha stupita davvero è che non ho dovuto fare nulla di estremo, solo mettere insieme pulizia, odori mirati, un po’ di movimento e un balcone finalmente meno invitante.
Alla fine, capisci perché questa frase gira così tanto: non è solo un modo di dire, è un piccolo promemoria. A volte, i problemi più fastidiosi si risolvono con soluzioni semplici, tramandate, e applicate con pazienza. E sì, ogni volta che apro la finestra e respiro tranquilla, mi viene da sorridere pensando a lei.




