Quando leggi frasi come “non usare candeggina comune”, ti viene quasi spontaneo pensare che esista un “super disinfettante” segreto, capace di annientare i germi più coriacei mentre la vecchia varechina sarebbe superata. Eppure, appena inizi a guardare i dati e le indicazioni pratiche, la storia cambia, e parecchio.
La verità è che l’ipoclorito di sodio, cioè la classica candeggina, resta tra i disinfettanti più efficaci per le superfici domestiche: se usato bene può ridurre in modo drastico, spesso oltre il 99%, batteri, virus, funghi e, a certe concentrazioni, anche forme più resistenti. Il “trucco” non è evitarla, è dosarla e usararla in sicurezza.
Perché la candeggina funziona così bene (quando è usata correttamente)
L’azione dell’ipoclorito è quasi brutale, in senso chimico: penetra e danneggia le membrane dei microrganismi, denatura proteine essenziali e interrompe processi vitali. È un approccio ad ampio spettro, utile quando non sai esattamente “che cosa” c’è su quella maniglia, su quel pavimento o dentro il bagno.
In più, rispetto ad alcuni prodotti che agiscono su bersagli più specifici, l’ipoclorito ha un vantaggio pratico: non è noto per “allenare” facilmente resistenze come può accadere con altri principi attivi usati male o troppo spesso.
La regola d’oro: pulire prima, disinfettare poi
Qui molte persone inciampano. Se la superficie è sporca di grasso, polvere o residui organici, anche il miglior disinfettante lavora peggio.
Prima fai così:
- rimuovi lo sporco visibile con detergente e acqua
- risciacqua o passa un panno umido
- solo dopo applica la soluzione disinfettante, rispettando il tempo di contatto
Quel tempo di contatto è la parte “noiosa” che però fa la differenza: spruzzare e asciugare subito spesso significa ridurre molto l’efficacia.
Diluizioni pratiche: quanto usarne davvero
La candeggina non va usata “a occhio”. Troppo concentrata è più aggressiva per materiali e vie respiratorie, troppo diluita rischia di non fare il lavoro.
Una guida semplice per superfici dure (pavimenti, sanitari, piastrelle) può essere questa:
| Obiettivo | Concentrazione indicativa | Esempio pratico |
|---|---|---|
| Disinfezione ordinaria superfici | 0,1% | diluizione leggera in acqua (seguendo etichetta) |
| Situazioni più critiche (bagno, contaminazione maggiore) | 0,5% | diluizione più forte, sempre controllata |
Se in casa hai candeggina “classica” con percentuali diverse, la cosa più sicura è attenersi alle istruzioni in etichetta e preparare la soluzione fresca, perché col tempo il cloro attivo cala.
Dove dà il meglio, e dove invece è meglio pensarci due volte
La candeggina è perfetta su superfici dure non porose: wc, bidet, piastrelle, fughe, lavelli, pavimenti (se compatibili), maniglie, secchi e scope.
Limiti comuni:
- può rovinare alluminio, alcune leghe, tessuti colorati e superfici delicate
- è meno adatta su materiali porosi o che si macchiano facilmente
- può risultare più “pesante” dal punto di vista ambientale se usata senza criterio
In bagno, contro muffe e annerimenti, spesso funziona molto bene, ma va usata con cautela e ventilazione.
Sicurezza: l’errore che non vuoi fare
Ci sono due scene tipiche: “aggiungo un po’ di aceto per potenziare” oppure “mischio con ammoniaca così pulisce meglio”. Da evitare.
Regole rapide:
- non mescolare mai candeggina con acidi (aceto, anticalcare) o ammoniaca
- arieggia, usa guanti, evita spruzzi
- conserva lontano da bambini e non travasare in bottiglie anonime
E le alternative “forti” quali sono?
Se ti serve un’opzione diversa, per materiali delicati o contesti specifici, esistono alternative affidabili:
- etanolo 60-75%, utile per molte superfici e per una rapida asciugatura
- perossido di idrogeno (acqua ossigenata), valido in certe applicazioni
- alcuni prodotti commerciali registrati come presidi medico chirurgici, per esempio soluzioni disinfettanti pronte all’uso (senza bisogno di calcoli)
Aceto e rimedi “naturali” possono aiutare nella pulizia, ma non sono sempre equivalenti a una disinfezione robusta quando parliamo di germi davvero resistenti.
Quindi, qual è il disinfettante che “batte” i germi più resistenti?
Se la domanda è: “cosa posso usare a casa, con efficacia reale e costo basso, per ridurre drasticamente la carica microbica sulle superfici?”, la risposta, un po’ controintuitiva, è proprio la candeggina. Non serve demonizzarla, serve conoscerla: diluizione corretta, superficie pulita, tempo di contatto, e le giuste precauzioni. Così diventa uno strumento semplice, concreto, e sorprendentemente potente.




