C’è un gesto minuscolo, quasi automatico, che molte persone fanno senza pensarci, soprattutto quando sono da sole, e che però, appena lo nomini, scatena imbarazzo, risatine o disgusto: la mucofagia, cioè mangiare il muco. La domanda che resta sospesa è sempre la stessa, è solo una brutta abitudine o può diventare davvero pericolosa?
Che cos’è davvero la mucofagia (e perché se ne parla)
Con mucofagia si intende l’atto di raccogliere e ingerire muco per via orale, non necessariamente solo quello nasale. È un comportamento che rientra in quella zona grigia di abitudini “repellenti” dal punto di vista sociale, ma non automaticamente patologiche.
In letteratura viene spesso accostata a comportamenti di ingestione di sostanze non considerate commestibili. In questo contesto compare anche il termine cacofagia, intesa come “pervertimento del gusto” di tipo psichico, cioè l’attrazione verso materiali che normalmente verrebbero rifiutati.
Qui però è importante essere chiari: il fatto che una pratica sia socialmente malvista non significa che sia di per sé un rischio medico grave.
Il muco non è solo “schifo”: a cosa serve
Se lo guardiamo con occhi un po’ più freddi, il muco è una barriera. Intrappola particelle, polveri, allergeni, e in caso di infezioni può contenere anche microrganismi e residui della risposta immunitaria.
È proprio questa funzione che alimenta il dubbio: se il muco “trattiene” batteri e virus, ingerirlo può fare danni?
È pericoloso mangiare muco? Cosa dicono le evidenze disponibili
Le fonti disponibili non classificano esplicitamente la mucofagia come pratica pericolosa per la salute. Non emergono, in modo diretto, prove di complicanze gravi tipiche e ricorrenti (per esempio infezioni sistemiche o ostruzioni) legate al semplice atto di ingerire muco.
Detto questo, ci sono alcuni rischi potenziali che vale la pena capire, più per buon senso clinico che per allarmismo:
- Il muco può contenere batteri o virus, quindi, se deriva da un’infezione in corso, è plausibile che non sia un’ottima idea “riciclarlo”. Non è una prova di reinfezione, ma è una deduzione logica.
- Può aumentare il fastidio locale (gola irritata, nausea) in chi è particolarmente sensibile.
- Il problema vero può emergere se coesistono difficoltà di deglutizione.
Quando il rischio non è il muco, ma la deglutizione
La parte più delicata del tema riguarda la disfagia, cioè la difficoltà a far passare correttamente cibo e liquidi dalla bocca allo stomaco. In queste situazioni, anche piccole quantità di secrezioni possono “andare di traverso”, con il rischio di aspirazione nelle vie respiratorie.
Le complicanze associate ai disturbi della deglutizione (non alla mucofagia isolata) possono includere:
- Tosse durante o dopo l’ingestione
- Sensazione di corpo estraneo o “ristagno” in gola
- Episodi ripetuti di voce gorgogliante dopo aver deglutito
- In casi importanti, polmonite ab ingestis, denutrizione o soffocamento
Se qualcuno ha questi segnali, la domanda non dovrebbe essere “il muco fa male?”, ma “la deglutizione è efficiente?”.
Dimensione psicologica e sociale: il peso che non si vede
Per molte persone la mucofagia è un automatismo legato a stress, noia, concentrazione o ansia. Il rischio più frequente, realisticamente, è sociale: vergogna, isolamento, evitamento, oppure una spirale di controllo e senso di colpa.
In questi casi può aiutare distinguere tra:
- abitudine occasionale, gestibile con piccoli accorgimenti
- comportamento persistente, difficile da interrompere, che merita un confronto medico o psicologico per escludere fattori sottostanti
Cosa fare se l’abitudine è frequente (senza drammi)
Se ti riconosci in questa abitudine, può essere utile:
- curare le cause di muco in eccesso (allergie, secchezza ambientale, raffreddori ricorrenti)
- usare lavaggi nasali e idratazione, per ridurre la tentazione “meccanica”
- osservare quando succede (stress, lavoro, studio), perché spesso il trigger è lì
- parlarne con un medico se è compulsiva, se compaiono sintomi respiratori, o se c’è sospetto di disturbi della deglutizione
Alla fine, la risposta che rassicura ma non banalizza è questa: la mucofagia, da sola, non risulta classificata come pericolosa nelle fonti disponibili, però può diventare un segnale utile, perché a volte indica un disagio, un eccesso di secrezioni, o raramente un problema di deglutizione che non va ignorato.

